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La Porchetta

porchetta Fedele Romani, teramano, nel descrivere il suo Colledara, col "sincero rimpianto di una vita che sa di primitivo", ricorda i pranzi che si usavano nella zona alla fine del secolo scorso.

"Il pranzo ordinariamente, non era, dirò così, semplice, ma composto di due pranzi riuniti insieme. Il primo pranzo cominciava con la minestra in brodo, poi veniva il lesso, arrosto di pollo e che so io; il secondo pranzo cominciava con i maccheroni, poi seguiva lo stracotto, il fritto di latte e tutti quei piatti che la fantasia del cuoco e la borsa del proprietario sapevano e potevano mettere insieme; la serie delle pietanze si chiudeva con la porchetta. Per ultimo venivano naturalmente la frutta ed il dolce".
La porchetta era un porcellino di latte arrostito al forno; veniva portata in tavola intera con una arancia o una mela in bocca ed era accolta con vigorosi e lunghi battimani degli euforici commensali.

"La porchetta è preparazione classica di tutte le feste, di tutte le fiere, di tutti i banchetti tipici dell'Abruzzo. In questo piatto si alternano, si mescolano, si fondono i più svariati sapori: la crosta ruvida e croccante, la carne rosea, morbida e profumata, il grasso sapido che raccoglie le spezie e gli aromi, una mescolanza di odori e di sapori, prodotti dallo sposalizio del maiale con le erbe profumate dei nostri monti, e racchiusi nell'urna fragrante della pelle, alla quale il calore del forno ha dato la consistenza di un naturale imballaggio che si adegua perfettamente alla forma del contenuto".

Preparazione che richiede, però, l'opera dello specialista; ed ogni porchettaro ha le sue dosi di spezie e di odori, il suo sistema personale di cottura, i suoi segreti. Immancabile nelle fiere abruzzesi, la porchetta ha la sua sagra a Campli (settembre), però i porchettari più famosi sono quelli di Ripa Teatina.