LogoLogo

Abruzzo Ulteriore I agli inizi del Novecento

La Provincia di Teramo, o Abruzzo Ulteriore I si estendeva dalla sinistra del fiume Pescara fino alla foce del fiume Tronto. L'aggettivo ulteriore deriva da ultra e rispecchia la posizione di questo territorio rispetto a Napoli.

Anticamente l'Abruzzo teramano, la cui storia precede l'arrivo dei Romani, era diviso in Agri: l'agro Atriano aveva come capitale Hadria (l'odierna Atri); quello Palmense Castrum Truentinum alla foce del Tronto; l'agro pretuziano con Interamnia Praetutia (Teramo); l'agro Vestino con le capitali di Cutina (forse l'odierna Civitella Casanova) e Angulum (Città Sant'Angelo).
Il suolo della provincia è caratterizzato dalla presenza di pochissimi altipiani e da numerose vallate, in fondo alle quali scorrevano fiumi e torrenti. Dal massiccio del Gran Sasso si staccano due catene secondarie: una che partendo dal Monte Camicia si estende verso oriente fino a raggiungere le fonti del Pescara, separando il bacino del Pescara da quello del Vomano e del Tronto; l'altra si estende verso Nord seguendo il corso del Tronto separandolo dal Vomano.

"D'acque non soffre penuria la provincia... la quale rete idrografica però non è fatta per arrecare sempre alle campagne i benefizi dell'irrigazione e lascia impronte degli straripamenti e delle inondazioni".

Accanto ai paesaggi montuosi e alle colline coltivate a vigneto, la provincia teramana comprendeva la costa dell'Adriatico, lunga circa 55 km e, escludendo i piccoli porti di Giulianova e Martinsicuro ed i pescherecci che risalivano la foce del Vomano, non aveva insenature importanti che potessero servire come riparo sicuro per le navi.

Il clima della provincia teramana è salubre, ma variabile come accade nei luoghi montuosi. Freddo in montagna dove l'inverno era lungo e nevoso. Più mite nelle valli e sulla costa. La temperatura diurna media del mese di Gennaio si aggirava sui 5°C, quella del mese di luglio sui 24°C. le piogge erano abbondanti durante l'inverno.

L'economia della provincia si basava prevalentemente sull'agricoltura. Molto fertile erano le terre delle valli e della costa, meno quelle delle colline dove le abbondanti precipitazioni non favorivano la penetrazione dei concimi. Importante la coltivazione di alberi da frutto e leguminose; meno sviluppata quella di vigneti e olivi: "l'agricoltura progredisce assai lentamente e mal si pratica l'economia rurale, perché mentre si lasciano incolti piani fertili che possono dar raccolte ubertose, si seminano monti alpestri che possono fruttar poco e che, denudati di alberi, sono soggetti per lo più alla violenza delle piogge che li spogliano di terre vegetali e li assoggettano a frane".

L'abbondanza delle acque favoriva l'ottima qualità degli ortaggi e dei sempre più numerosi alberi da frutto: di ottima qualità i fichi disseccati di Sant'Omero, le castagne di Valle Castellana, gli agrumi di Giulianova, i grani duri delle contrade marittime, gli olivi di Penne.

Particolarmente fiorente era la pastorizia con i suoi ottimi pascoli e l'abbondante produzione di lana e formaggi.

L'industria, poco sviluppata rispetto alla ricchezza di materie prime che offriva il territorio, vide alla fine del XIX secolo piccoli segni di rinascita: ricordiamo a Teramo la fabbrica di fiammiferi, una conceria ed una tipografia; a Penne concerie e fabbriche di tessuti; a Castelli l'antica fabbrica di maioliche; non particolarmente numerose le miniere di gesso, magnesia, argilla e le cave di marmo: notevole il litantrace di Ripa, il travertino di Civitella del Tronto, l'alabastro, l'arenaria ed il gesso di Montorio al Vomano, il calcare quarzoso di Pietranico, il marmo di Isola del Gran Sasso.

La popolazione che nel 1788 era di 151366 abitanti aveva raggiunto il numero di 254806 nel 1881 e di 312186 nel 1901. L'85% circa analfabeta. Nel 1885 le scuole elementari erano 277, le aule 388 con altrettanti insegnanti. Tra le scuole superiori da ricordare una provinciale femminile ed una governativa maschile a città Sant'Angelo.