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Storia di una famiglia: i Conti dei Marsi

Tra i principali feudatari d'Abruzzo, merita di essere segnalata una famiglia di origine Franca: si stabilirono nella nostra terra tra la fine del IX secolo e l'inizio del X, la loro storia coincide con la storia dell'intera regione. Venivano chiamati Gran Conti dei Marsi ed esercitarono il loro dominio su tutto il territorio del lago del Fucino, così come i Peligni, comprendendo Celano ed i centri principali di questa zona.
Sostenevano di essere discendenti di Bernardo I, re d'Italia, nipote di Carlo Magno. Storicamente parlando, è certo che discesero da un Berardo, che tutti chiamavano Francesco per la sua origine francese, giunto n Italia con Ugo, re d'Italia e con Atto di Borgogna, suo zio materno, il quale ribadiva la loro discendenza da Bernardo I, re d'Italia, il cui trono venne usurpato da suo zio, l'Imperatore Ludwig, nell'818.

I nomi dei Conti dei Marsi - Bernardo, Oderigi, Teodino, Rinaldo, Trasmondo - si possono incontrare in molti documenti del XI e del XII secolo. Lo scudo di famiglia era costituito da sei montagne verdi su fondo oro. L'araldica parla di due discendenze, quella dei "Comites Marsorum o ex Comites Marsorum" e quella quot;berardinga"

Il successore di Berardo "Franciscus" fu Berardo II; nel 970, troviamo Alberico, vescovo dei Marsi, figlio di Berardo III. Berardo III (nel 950 circa) aveva cinque figli, che si divisero la contea ereditata: Rainaldo e Berardo, Alberico che diventò vescovo de Marsi, Gualtiero vescovo di Forcona, Oderisio e Teodino. In un atto notarile dell'agosto del 981, conservato a Montecassino, Teodino ed i suoi fratelli Rainaldo e Oderisio risultano i conti di Marsia, o de' Marsi; divisero, poi, la grande contea: Teodino divenne conte di Rieti e Amiterno, Rainaldo conte della Marsia e Oderisio Conte di Valva.

Oderisio diede origine a tre grandi rami: una discendenza si stanziò nella zona del Sangro con la linea Borrello, la più grande, che si diffuse in tutto l'Abruzzo Centrale dando vita, a Prezza e a Raiano, alle linee separate di Gentile; un secondo ramo si trasferì in quella che oggi è la provincia di Teramo; conosciuti come i conti di Palearia, annoveravano tra i membri della loro famiglia Berardo, vescovo di Teramo, e Oderisio di Palearia che alla metà del XIII secolo fu nominato dal Re "Giustiziere d'Abruzzo". IL terzo ramo si stabilì a Valva (vicino Sulmona) ricoprendo un ruolo molto importante a Pettorano, Pacentro, Palena e Rivisondoli.

Nel XI secolo le terre sotto la giurisdizione dei "Gran Conti de' Marsi" comprendevano il fiume Sangro fino ai Sabini, includendo la metà del Ducato di Spoleto. In linea di principio questi Conti erano soggetti al Duca di Spoleto, e conducevano le proprie milizie in battaglia dentro e fuori il proprio territorio.

È grazie a questa famiglia che, anche dopo il periodo Romano, la combattiva gente Marsia conquistò la sua fama ed il suo nome, ed i loro territori rimasero come un organismo feudale ed una importante diocesi; così che anche nel XV secolo quando due famiglie romane, gli Orsini ed i Colonna, lottarono per la supremazia in Abruzzo, gli usurparono il titolo di Conti de' Marsi. Ed è anche grazie alla forza militare di questa famiglia che i Saraceni non riuscirono ad includere l'Abruzzo nel loro impero.

Il territorio dei Marsi sarebbe rimasto un grande stato indipendente se, al declino dei Duchi di Spoleto, quando i Conti Marsi sarebbero dovuti essere più uniti, incominciarono invece a combattere l'uno contro l'altro; ciò rese tutto più facile agli Invasori Normanni che li sconfissero uno dopo l'altro.

Furono privati della maggior parte dei loro territori, obbligati a dare via le terre più lontane per pagare i tributi dei nuovi Signori, costretti ad accettare come il resto degli altri nobili la supremazia dei nuovi padroni Normanni del Sud Italia, al quale l'Abruzzo sarà annesso da quel periodo in poi.

I conti de' Marsi non sopravvissero a questo disastro. Il ramo principale si estinse, e rimasero solo dei rami secondari come i Conti di Celno e di Alba. Ma presto anche questi scomparvero. Ed i pochi che rimasero furono presto privati dei loro titoli nobiliari dai Normanni; la gente di Amiterno e Forcona insorse contro di loro, uccisero parte dei signori dei Marsi e obbligarono i pochi sopravvissuti a cercare rifugio all'Aquila.

I pochi discendenti dei Marsi, sebbene avessero iniziato ad ottenere qualche favore da parte dei sovrani Svevi, i nuovi governanti d'Italia dopo il 1250, dovettero accettare la perdita del loro podere feudale. Così la famiglia di Ocre vide la distruzione dell'antico castello, come già era accaduto per i Barili: questi due rami della famiglia si stabilirono al'Aquila all'inizio del XIV secolo. Gli altri rami della famiglia, quella del Sangro e quella di Borrello, si rifugiarono in Sicilia dove ottennero incarichi importanti; altri si ritirarono a Roma e Rieti quando la linea si estinse.

Trasmondo, vescovo di Valva e Abate della splendida San Clemnte a Casauria era figlio di Oderisio conte de' Marsi e fratello di Oderisio abate di Montecassino e di Attone, vescovo di Chieti. Isola del Gran Sasso nel 1173 si trovava sotto i Conti di Pagliara con Oderisio di Pagliara meglio conosciuto come Oderisio da Colepetrano. Questi conti dominarono questo territorio fino al 1340, quando Maria, figlia di Tommasa, l'ultima della sua famiglia, sposò Napoleone Orsini dei nobili Orsini di Roma, portando loro titoli e possedimenti. La storia dell'Abbazia di San Giovanni in Venere cita due grandi abati con il nome di Oderisio, uno dei quali sepolto dietro una grande pietra nella facciata.

Anche se le linee primogenite dei Conti dei Marsi si estinsero o furono esautorate del loro potere, i molti discendenti si radicarono nel territorio abruzzese e trasmisero il loro sangue a gran parte della nobiltà minore d'Abruzzo e Molise, dando origine a molti cognomi, a loro connessi direttamente o indirettamente: Bernardo/i, Berardo e le sue variazioni, Gualtieri e Rainaldi, Gentile, Oddi e Oddone, Maniero, Odorisio e Risio.