LogoLogo

Transumanza: l'economia, la cultura, le leggi

Abruzzo, Molise e Puglia hanno visto da migliaia di anni i pastori con i loro armenti spostarsi verso sud e tornare a nord a seconda della stagione. Ogni anno, da tempo immemorabile, milioni di pecore, migliaia di pastori, si muovono all'inizio dell'autunno dai pascoli montani dell'Abruzzo alle vaste pianure della Puglia per tornare nella tarda primavera, con lo scioglimento delle nevi, ai verdi pascoli natii.

L'Economia

La pratica millenaria della transumanza segna ancora l'economia dell'Abruzzo interno, e ha esercitato un'enorme influenza storica e culturale sul carattere, lo stile di vita, e le tradizioni degli abruzzesi e molisani. Nel terzo secolo aC già si scriveva che i pastori percorrevano le strade romane, e hanno continuato allo stesso modo per migliaia di anni fino al tardo 19esimo secolo, quando con l'avvento delle ferrovie e la rivoluzione industriale, l'economia pastorale ha iniziato un inarrestabile declino, lasciando la popolazione montana senza il supporto di un sistema economico antico ma stabile. E molti, con la scomparsa della migrazione stagionale, furono costretti ad emigrare per sempre.

La proprietà degli armenti era nelle mani di poche famiglie in ogni villaggio o paese dell'Abruzzo interno e del territorio Foggiano, e queste famiglie avevano accumulato nei secoli grande ricchezza, ponendosi allo stesso livello dei notabili religiosi e politici. Erano chiamati "massari di pecore", e con i ricavi del commercio della lana costruirono e abbellirono i grandi palazzi che troviamo in tutti i centri montani abruzzesi.

La città di Aquila - come era chiamata fino agli anni Trenta - era divenuta elemento cruciale di questo ingranaggio economico: avamposto settentrionale delle vie della transumanza, e centro meridionale di smistamento del commercio della lana e dei tessuti verso i mercati di Lombardia, Toscana, Francia e Germania, Aquila era nel tardo Medioevo la capitale europea della lana. I ricchi monumenti delle città, chiese, palazzi d'Abruzzo, Molise e Puglia non sarebbero stati possibili senza i pedaggi pagati alle stazioni di frontiera dai pastori di passaggio con le loro greggi.

I Pastori

Mentre i massari di pecore diventavano enormemente ricchi, i pastori vivevano tra disagi e pericoli. Il pastore è stato l'eroe della transumanza: solo per mesi e mesi con il proprio gregge, doveva affrontare lupi e orsi, i briganti e l'ostilità delle popolazioni locali che mal sopportavano il pascolo delle pecore sui propri terreni. Il pastore aveva tutti i rischi, il massaro tutti i guadagni. Ma quella vita solitaria, tanto simile a quella di molti eremiti, ha dato origine ad una sorprendente ricchezza culturale e alla grande saggezza, pazienza e caparbietà così tipica del carattere abruzzese; il pastore, tanto lontano dalla sua casa e dai suoi cari, aveva lunghe ore per la sua immaginazione e creatività ogni giorno di ogni anno, e creava utensili e sculture in legno, leggeva poesie e poemi cavallereschi, inventava canzoni e suonava strumenti musicali; in costante contatto con Dio, costruiva lungo tutti i tratturi cappelle e chiese, ove fermarsi per riposare, ristorarsi e pregare.

Nel 1447 gli Aragonesi promulgarono una legge che obbligava chiunque avesse più di 20 pecore o capre aer passare l'inverno in pianura, e a pagare una tassa per la "mena" (lo spostamento delle pecore). Nel 1549 il re di Napoli Ferrante I introdusse una legge per regolare i tratturi, che dovevano essere "fatti per la comodità del calare in Puglia gli armenti, e quindi risalire nell'Abruzzo" e dovenao avere "larghezza di passi 70, liberi da alberi, orti ed ogni altro impedimento". Il tratturo che da Aquila portava a Foggia era di 243 km, quello da Castel di Sangro a Lucera 127 km e il tratturo da Pescasseroli a Candela di 211 km. L'inizio del tratturo era segnato da una grossa pietra, chiamata "titolo", ancora visibile a Pescasseroli. Il tratturo era largo 111 mt, i tratturelli 55 metri e i "bracci" 18 mt.

La Legge

"Il primo tratturo incomincia dall'Aquila, tirando per Picenza, Manuppello, Bucchianico, Pagliete, Lentella, Montagano Arina, Santo Martino, Guglionisi, e insino al detto riposo di Saccione. Benché al presente in detto tratturo vi sono fatti alcuni bracci per li quali viene disperso detto antico tratturo; e tirano detti bracci dell'Aquila, Poggio, Picenza, Santa Maria delli Sciantarelli dove uno di detti bracci parte, e tira per Civita Ritenga, Collepieno, Forcatagliata, Ponte Santo Clemente, Manuppello, Rocca di Montepiano, Versona, Castello Novo, Scafa della Tessa in Sangro, Aragno per li confini, passo di Pietrafracita, Cantrigno Montenigro, e Guglionsi, e l'altro tira da Santo Martino per Capestrano, Forca di Penna, Olanda Scafa di Chieti, Bucchianico Lanciano, Scafa di Pagliete, Monte di Rifo, Cupello, Santo Sangro, Serramano, e Goglionidi dal detto Tratturo, e bracci calano li aquilani, li locati della Villa Siciliana, li Carapellotti, della Matrice, e altri.

Il secondo tratturo incomincia da Albi, Celano, e tira per la Rocca di miezo, Popoli, Anuersa, Sulmone, Pettorano, Pacentro, Palena, Tarantola, Quatri, Gambatesa, Celenza Venifri, e Castelluccio. Benché al presente per avere medesimamente detto tratturo più bracci, che parte ne tirano da Albi, Celano, Circhio, Colloarmelo, Montagna di Coccia, Palena, Colle delle Macini, Torricella, Ponte di Santo Antonio, Bomba, Rocca Scalena, e seguita per Lentella, e l'altri ne tirano per Celano, Castello Dahieri, Raiano, Sulmone, e lascia Rocca di miezo e Popoli, e altri, anco detto tratturo viene disperso, e da detto tratturo e bracci calano li locati del contado d'Albi, di Celano, li locati d'Ortona e altri.

Il terzo tratturo incomincia dal Pescoasserli, e tira per Alfedena, Castello di Sangro, Servia Cantalupo, Supino, Santo Marco, Crepacore, Orsara, Bovino, Illicito e Ascoli, da dove vengono li locati del Pescoasserli, quelli del Pesco, quelli d'Opi, e altri locati. Tutti li locati delle suddette locazioni, sì nel calare, come nel salire, ponno pascere con li loro animali nelli erbaggi demaniali tra il tempo di uno Sant'Angelo all'altro, e proroga di detto tempo, senza pagamento né impedimento alcuno, lasciandone li erbaggi feudali e altri appatronati, nelli quali la Regia Corte non tiene ius alcuno".

Le Poste

Le "poste" erano i siti ove i pastori potevano fermarsi con le greggi durante la transumanza. Fabrizio di Sangro, Regio Doganiero, promulgò il seguente editto:
"Si ordina che li locati con le loro pecore, nel calare in Puglia, non debbano partire d'Abruzzo prima del 15 Settembre, né passare il fiume Biferno prima del 15 Ottobre e dopo detto tempo trattenersi per il piano della Rina ed altri luoghi convicini, senza passare in Puglia. Si ordina che si tengano li tratturi ampli e spaziosi almeno di passi 60, e che non si impediscano li animali di Dogana di potere liberamente pascere, pernottare e ripassare per 3 o 4 giorni, e più, secondo il bisogno. Si ordina che le Università facciano guardare i loro territori, dove passano li locati e animali di Dogana acciò non sieno rubati, e succedendo il furto, siano tenute esse Università a rifare il danno."