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Articolo di Vincenzo Battista: The tradition in the village of Barisciano of the crolla (a kitchen tool) similar to the crown of Santa Caterina d'Alessandria and a historical background of the saint's worship (only in Italian, translation in progress)

"Vieni dilecta mia, speciosa mia, ecco a te è aperta la porta del cielo..."

così Jacopo Da Varazze nella Legenda Aurea (IX e X secolo) immagina la "sposa" Caterina D'Alessandria, chiamata da Cristo nel regno dei cieli, per avviarla a vere "nozze", e sottrarla, dopo l'imprigionamento, la fustigazione, il supplizio e il martirio, alla furia del suo corpo straziato. La santa aveva rifiutato nel IV secolo di sposare l'imperatore Massenzio. Ingaggia anche un confronto con argomenti dotti per abbattere gli idoli pagani, ma Caterina (patrona dei colti e dei sapienti) affronta infine le pene della tortura e viene decollata secondo la tradizione ad Alessandria d'Egitto il 25 novembre 305.

Per poterla guardare quella vicenda agiografica d'impronta mistica medioevale, per vederla trasformata in pittura, bisogna aspettare Jacopo Tintoretto (1519 -1594) e il festival del barocco con i suoi fasci luminosi, le armature in penombra, l'angoscia delle prigioni, i panneggi arabeschi e le vesti broccate, la luce che squarcia il buio, la luce della salvezza: è la pittura della Controriforma, imperante in quei tempi.

Caterina, nuda, è coperta solo da un perizoma, scandalo oltre ogni immaginazione per quei tempi: una sfida però, a patto che si avvicinasse il popolo, per stupirlo, farlo diventare come lei nel racconto del martirio della ruota dentata: la sua sofferenza, la vittoria sul male è il messaggio per i credenti. Jacopo Tintoretto e i suoi aiuti in sei episodi, sei teleri ( grandi dipinti su tela, in cronologia, usati come rivestimento e decorazione) svelano nella metamorfosi il racconto della sua vita; come in una Via Crucis tra ombre e luci Santa Caterina rappresenta il dramma barocco e le sue ansie riformiste.

Le sei tele di Tintoretto per la prima volta sono esposte al pubblico (dal 6 ottobre al 30 luglio 2006, sale museo diocesano di Venezia), e riunite in un tripudio di colori con al centro la santa regina, con l'aureola, la corona in testa, raggiante, la "crolla", così chiamata da queste parti nell'antica fiera di Santa Caterina a Barisciano: leggenda locale dedicata alla santa del patrimonio storico - religioso; crocevia di culture la fiera ha caratterizzato lo scambio di esperienze e merci; incontro tra realtà artigianali, commerciali e cultura rurale alle porte dell'altopiano e dell'inverno per approvvigionarsi del necessario, un tempo, ma anche progetto, oggi, sguardo su un paesaggio dalle molteplici forme narranti e materiali, alienate.

Così è nato il "Progetto Santa Caterina", iniziativa della scuola primaria "Ugo Piccinini" di Barisciano e dell'Istituto comprensivo di Navelli, con l'aiuto di "esperti esterni": Di Nardo Antonella classe 1915; Cocciantelli Zena, 1927. Memoria storica la chiamano a scuola, per raccontare e preparare insieme ai bambini le crolle del giorno della santa: "fatte di paglia del frumento - raccontano - nella parte interna, l'anima; segala intrecciata invece il rivestimento, ma doveva essere bagnata, messa a mollo. Dopo la mietitura, si cominciavano a fare le crolle, e per farne una ci voleva un'ora. Servivano per reggere la conca dell'acqua, quando questa si poggiava sulla cucina; oppure il caldaio, quando dal camino si poggiava a terra. Si barattavano con altri prodotti. Una crolla valeva mezzo chilo di fagioli o un po' di patate, farina, il lardo per la minestra" ... tanto valeva la crolla della povertà, ma che benedetta, per un giorno, scendeva dal capo di Santa Caterina.

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