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San Biagio

San Biagio è venerato tanto in Oriente quanto in Occidente, e per la sua festa è diffuso il rito della "benedizione della gola", fatta poggiandovi due candele incrociate, sempre invocando la sua intercessione. Biagio, vissuto nel IV secolo, era un medico di origine armena e divenne vescovo della città di Sebaste, in Armenia, dove operò numerosi miracoli. Era l'anno 316 e Licinio, governatore d'Oriente e collega dell'imperatore Costantino promosse una delle ultime persecuzioni contro i Cristiani, per cui Biagio può considerarsi uno degli ultimi martiri. Il Santo si sottraesse alla persecuzione rifugiandosi in una grotta.

La leggenda ci presenta il vecchio vescovo attorniato dagli animali della foresta che gli fanno visita, recandogli il cibo; purtroppo dei cacciatori lo scoprirono e Biagio, legato come un malfattore fu condotto alle prigioni cittadine.

In tale occasione operò il miracolo, per cui nei secoli è stato ricordato come protettore contro il mal di gola. Si tramanda infatti che mentre veniva condotto al martirio una donna si fece largo tra la folla dei curiosi e depose ai piedi del santo vescovo il figlioletto che stava morendo soffocato da una lisca di pesce conficcata nella gola. S. Biagio pose le mani sulla testa del fanciullo in preghiera. Un istante dopo il ragazzo era salvo. Dopo un nuovo periodo di prigionia, fu gettato in un lago, dal quale uscì salvo, quindi per ordine dello stesso giudice, subì il martirio decapitato insieme con due fanciulli e dopo l'uccisione di sette donne arrestate perché raccoglievano le gocce di sangue che scorrevano dal corpo dello stesso martire, durante il suo supplizio.

Il corpo di Biagio fu deposto nella sua cattedrale di Sebaste; ma nel 732 durante il tragitto che avrebbe portato una parte dei resti mortali a Roma un'improvvisa tempesta costrinse l'imbarcazione a fermarsi a Maratea (Potenza): i fedeli accolsero le reliquie del santo in una chiesetta, l'attuale basilica, sull'altura detta ora Monte San Biagio, sulla cui vetta fu eretta nel 1963 la grande statua del Redentore, alta 21 metri.

Dal 1863 ha assunto il nome di Monte San Biagio la cittadina chiamata prima Monticello (in provincia di Latina) e disposta sul versante sudovest del Monte Calvo. Numerosi altri luoghi nel nostro Paese sono intitolati a lui: San Biagio della Cima (Imperia), San Biagio di Callalta (Treviso), San Biagio Platani (Agrigento), San Biagio Saracinisco (Frosinone) e San Biase (Chieti).

C'è una sua statua anche su una guglia del Duomo di Milano, la città dove in passato il panettone natalizio non si mangiava mai tutto intero, riservandone sempre una parte per la festa del nostro santo. (E tuttora si vende a Milano il "panettone di san Biagio", che sarebbe quello avanzato durante le festività natalizie). Ma lo troviamo anche in Francia, in Spagna, in Svizzera e nelle Americhe.

San Biagio in Abruzzo
Taranta Peligna, piccolo centro collinare della provincia di Chieti, vanta una tradizione ancestrale nella devozione di questo Santo. San Biagio viene celebrato soprattutto come protettore dei lanieri: non è un caso che propio qui viene prodotta la Taranta, una coperta di lana decorata, tipicamente abruzzese, con motivi a colori, testimonianza di una tradizione tessile artigiana che risale all'XI secolo ma che è ancora viva ai giorni nostri.

Nel 1536, la classe dei lanieri dopo essersi riuniti in una confraternita, fece costruire una grande chiesa di cui oggi si possono vedere la facciata principale e le porte lignee laterali; proprio alla metà del XVI secolo risale la tradizione delle Panicelle. Il 31 Gennaio gli aderenti alla confraternita si riuniscono in quella che chiamano casa di San Biagio e iniziano ad ammassare la farina che servirà alla produzione dei Pani sacri, appunto le Panicelle.

La lavorazione è lenta e precisa; si tratta di un vero e proprio rituale che coinvolge gli aderenti alla confraternita e tutti i loro famigliari. Una volta ammassata la farina, l'impasto, avvolto in panni di lana, viene fatto riposare fino a completa lievitazione. Al termine di questa operazione le donne procedono alla confezione delle Panicelle, realizzate affiancando quattro cordoni di pasta delle dimensioni e della forma di una mano benedicente. Una volta segnate con il marchio di San Biagio le panicelle vengono portate ai forni dalle ragazze del paese: una vera e propria processione notturna.

Il 3 Febbraio, infine, giorno della festa del Santo Patrono, le panicelle vengono distribuite ai fedeli che le mangiano in segno di devozione a San Biagio; una parte viene conservata per i bambini, per preservarli dal mal di gola.

San Biagio viene celebrato anche a Bussi, Fontecchio, Canzano e Colledimezzo.