LogoLogo

Storia e Tradizioni della Befana

Quella che noi chiamiamo Befana è in realtà una figura disegnata da una millenaria stratificazione di culture e simboli. Da una parte la tradizione cristiana della Epifania, prima manifestazione dell'umanità e divinità di Cristo ai Re Magi giunti per recare doni al Messia. Dall'altra una serie di tradizioni folcloristiche legate ai riti di Capodanno, coincidenti col solstizio d'inverno e che nel corso dei secoli hanno finito per sovrapporsi e identificarsi al ciclo cristiano del Natale.

befana La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
col vestito alla "romana"
viva viva la Befana !!

Porta cenere e carboni
ai bambini cattivoni
ai bambini belli e buoni
porta chicchi e tanti doni !

La parola "Befana" ha storicamente 452 anni, e compare per la prima volta per iscritto nelle rime di Agnolo Firenzuola del 1549. Viene raffigurata come una brutta vecchietta vestita di stracci scuri che durante la notte del 5 gennaio gira di casa in casa volando su una scopa ed entrando dal camino (nelle case moderne dal buco della serratura). I bambini appendono una calza nella quale verranno lasciate caramelle e cioccolatini a quelli che sono stati buoni, nero carbone (di zucchero), aglio e cipolle a quelli cattivi! I genitori ovviamente giocano a lasciare sempre un po' di carbone in tutte le calze, sopra ai doni. E la sera prima bisogna lasciare un po' di vino e dolci per la befana.

La Tradizione Cristiana
Il nome "Befana" è la versione popolaresca del termine greco "Epifania" con cui viene denominata la festa che segue il Natale che commemora la visita dei Magi a Gesù il 6 gennaio. Secondo la leggenda i tre saggi re vennero fermati durante il loro viaggio da una vecchia con una scopa che chiese loro dove stessero andando. Le dissero che seguivano una stella che li avrebbe portati da un bambino appena nato e la invitarono a seguirli. Ma lei rispose che aveva troppo da fare, doveva spazzare e pulire, e non si unì a loro. Quando capì che il Bambino era il Redentore che tutto il mondo aspettava, il suo rimpianto fu tanto grande che continua a vagare per l'Italia e in occasione dell'Epifania, il 6 gennaio, giorno in cui si commemora l'arrivo dei re Magi davanti a Gesù Bambino, ella porta regali ai bimbi buoni e delude coloro che meritano una punizione per i loro capricci.

È la festa tanto sognata dai bambini di una volta, quando Babbo Natale (creato con i colori della Coca Cola, grasso e allegro simbolo dell'opulenza importato dall'America, dove era arrivato come San Nicola, che in Italia meridionale nei secoli passati portava doni ai bimbi) non si conosceva dalle nostre parti. La magra vecchietta vestita di stracci, molto più vicina nello spirito alla povertà del Bambino Gesù, era l'unica che soddisfaceva i desideri dei più piccoli. I doni portati dalla Befana ai bambini poveri ricordavano quelli che i Re Magi, in quella stessa notte, recavano ai piedi del Bambinello nato nella grotta di Betlemme seguendo la stella cometa.

Origini Pagane
La festa di questa favolosa vecchietta, amata e temuta dai bambini italiani, vede la sua origine nell'antica tradizione della "vecchia" che veniva bruciata in piazza per festeggiare la fine dell'anno: simbolo della ciclicità del tempo che continuamente finisce e ricomincia. La Befana è infatti lontanamente imparentata con gli affascinanti riti dei popoli celtici, insediati, un tempo, in tutta la Pianura Padana e su parte delle Alpi, durante i quali grandi fantocci di vimini venivano dati alle fiamme per onorare divinità misteriose.

Nel calendario precristiano i riti solstiziali che scandiscono il viaggio ciclico del sole, si fondono con le età della vita degli uomini, il succedersi delle stagioni come quello delle generazioni. Quest'ordine viene rappresentato da simboli che scongiurano l'inquietudine. In molte culture il rapporto tra adulti e bambini si basa sull'osservanza delle regole che si ottiene attraverso la paura dei castighi e l'attesa dei premi.

A questa famiglia di maschere appartengono figure come l'orco, la strega, ma anche Babbo Natale e la Befana che ne rappresentano una sorta di trasformazione benefica. Una ninnananna tradizionale dice in modo rivelatore:

"Ninnaò, ninnaò,
questo bimbo a chi lo do
se lo do alla Befana
se lo tiene una settimana
se lo do all'Uomo Nero
se lo tiene un anno intero
ma se il bimbo fa la nanna
se lo tiene la sua mamma"

Nel folclore europeo i dodici giorni tra Natale e l'Epifania erano considerati uno dei momenti dell'anno in cui più forte si avvertiva la presenza delle streghe. Soprattutto la "dodicesima notte" (vedi Shakespeare), la notte dell'Epifania, era considerata uno dei momenti magici dell'anno. La vecchina con le scarpe tutte rotte vola come una strega sulla scopa, un grande simbolo magico in varie culture europee.

Dal punto di vista antropologico l'Epifania, ultima nel ciclo natalizio, è considerata una festa di rinnovamento che preannuncia l'inizio della nuova stagione. Nella cultura contadina era il momento per trarre presagi e auspici per il futuro, e si vegliava attorno al focolare per raccontare storie fantastiche. Nella magica notte della vigilia del 6 gennaio i nostri bisnonni anticipavano il futuro interpretando i fenomeni naturali.

In Romagna l'Epifania era una festa pagana in cui gli Antenati (protagonisti di culti dei morti collegati a quelli agrari di fertilità) portavano un augurio di abbondanza ai vivi. Ecco quindi perché i Befanotti (che rappresentano gli antenati) vanno a cantare di casa in casa la Pasquella, e la figura della Befana che porta doni attraverso le canne fumarie, in origine rappresentavano i morti.

In Abruzzo, come in altre regioni meridionali, la festa più amata dai bambini era chiamata Pasquetta. Forse per ricordare l'arrivo dei re Magi alla grotta di Betlemme per fare omaggio al Bambino Gesù, o forse per i canti augurali che in alcuni paesi si intonavano accompagnati da tamburello, piattini e pifferi, davanti alle case, in particolar modo dei ricchi del paese, con la richiesta di doni in natura.

Molto diffusa in Abruzzo è la devozione alle statuette di Gesù Bambino. Particolarmente suggestiva è la tradizione della sera dell'Epifania a Lama dei Peligni. La gente del paese, soprattutto i bambini, vanno in chiesa per baciare la statuetta di Gesù Bambino, conservata in un'urna d'argento e coperta da vesti preziose e con una cuffietta sul capo risalenti al 1759.

Se una foglia di olivo gettata nel fuoco si accartocciava era segno che un desiderio si sarebbe avverato, il contrario se la foglia bruciava rapidamente. Le ragazze (vedi Finamore in "Credenze, usi e costumi abruzzesi") recitavano preghiere prima di addormentarsi per sognare il futuro sposo. E mettevano sotto il cuscino tre fave: una col guscio, una senza e l'altra a metà. Appena sveglie al mattino ne afferravano una: se era col guscio lo sposo sarebbe stato ricco, senza guscio sarebbe stato povero, se col guscio a metà di media fortuna.

Al mattino del 6 gennaio i sagrestani andavano di casa in casa dispensando "l'acqua de la Bboffe", che veniva conservata per devozione o spruzzata per tutta la casa per allontanare le streghe.

Una Befana Anti-conformista
Purtroppo l'immagine della vecchia fata benevola appare sempre più sbiadita, oscurata dal mito del ciccione vestito di rosso al servizio del consumismo, i bambini d'oggi guardano il video della playstation e non più il cielo in cerca di segni dell'arrivo della Befana.

Sul sito redbefana.com c'è questa divertente, anticonvenzionale interpretazione della Befana:

"La Befana è Alternativa perché:
1- È Ecologica, dato che viaggia su una scopa
2- È Animalista, perché non sfrutta le povere renne
3- È Proletaria, perché si veste in maniera evidentemente non firmata
4- È Portatrice di giustizia, perché premia solo chi se lo merita
5- È Tollerante, perché punisce in maniera blanda, portando la cenere e il carbone
6- È di Miti Pretese, perché chiede in cambio per il suo lavoro solo un po' di pane inzuppato nel latte o nel vino"

Follow ItalyHeritage on Facebook: