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Il Volto Santo di Manoppello

Innumerevoli pellegrini ogni anno visitano la Chiesa del Volto Santo in Manoppello, per vedere quello che, secondo la tradizione ma anche in base ad accurate e laboriose ricerchestoriche e scientifiche, potrebbe essere l'iimagine del volto di Cristo.

La Storia
Nel 1640 Padre Donato da Bomba scrive una "Relazione Istorica" dove si narra la storia del Volto Santo, il Velo raffigurante il Volto di Cristo. In questo documento, conservato nell'archivio provinciale dei cappuccini dell'Aquila, si narra che il velo venne portato a Manoppello da uno sconosciuto nel 1506 ad un nobile del luogo, il dottor Giacomo Antonio Leonelli.

La reliquia rimase per un secolo nella famiglia Leonelli e destinato come regalo di nozze a Marzia Leonelli. Il velo non fu mai donato, così, nel 1608, il marito di Marzia, Pancrazio Petrucci, lo rubò dalla casa del suocero. Successivamente la donna, per liberare il marito prigioniero a Chieti lo vendette al dottor Donato Antonio De Fabritiis che, posto il sacro velo tra due vetri, nel 1638 lo donò ai Cappuccini.

Il Volto Santo nel 1646 venne esposto al culto pubblico nella chiesa di San Michele Arcangelo e per circa 40 anni sarà custodito privatamente. Nel 1686, istituita la festa liturgica del 6 Agosto, festa della Trasfigurazione, il Volto Santo viene trasferito in una cappella della chiesa.

Il culto del Volto Santo subisce un incremento impressionante inseguito ai terremoti del 1703 che interessarono l'Abruzzo, l'Umbria ed il Sannio. Il Velo, la seconda domenica di Maggio, veniva portato in processione proprio nei luoghi colpiti da questo disastro naturale. Nel 1750 la festa venne spostata alla terza domenica di Maggio perché non coincidesse con la celebrazione del patrono di Chieti, San Giustino, data che resterà fino ad oggi.

La ricerca
Secondo l'ipotesi di alcuni studiosi il Volto Santo di Manoppello si formò nella tomba di Gesù a Gerusalemme quando esso fu posto sopra la Sindone. Il Sacro Velo potrebbe essere rimasto insieme alla Sindone, e successivamente separato da essa. Nel 574 un'icona "acheiropoietos", cioè non fatta da mani umane, viene trasportata da Camulia in Cappadocia, a Costantinopoli, dove rimase per circa due secoli per poi sparire nell'Impero.

Il Volto Santo di Manoppello presenta le stesse caratteristiche dell'immagine di Camulia: è completamente trasparente e sparisce quasi del tutto quando viene posta contro il cielo, ci troviamo di fronte ad un'opera artistica che non si può definire nè dipinta, ne tessuta. È probabile che poi l'immagine di Camulia, ovvero, il Volto di Manoppello, sia stata trasportata a Roma. Nel 753, infatti, si parla di una processione in cui il Papa Stefano II avrebbe portato una "Acheropsita", un'icona sul cui volto era presente una tela dipinta, conosciuta come il Volto Santo della Cappella Sancta Sanctorum del Palazzo lateranense dei Papi, con ogni probabilità il Volto Santo di Manoppello.

Con il declino del potere degli Imperatori bizantini, il Velo fu staccato dall'Icona e ne fu promosso il culto da Papa Innocenzo III che lo chiamò "Veronica". Dalla Cappella della Veronica in San Pietro in Vaticano, infine il Sacro Velo giunse a Manoppello.

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